Celle fotovoltaiche su molti beni di consumo

Le prime celle fotovoltaiche sono apparse negli anni 80 come sistema di alimentazione per calcolatrici. Poi per vent’anni la tecnologia applicata ai gadget, ha frenato bruscamente per tornare alla ribalta negli ultimi anni. Cappellini con ventole alimentate dalle celle o aeroplanini con le ali ricoperte da pannelli, ma anche inseriti nei capi di vestiario e in borse. La ripresa all’utilizzo di questa tecnologia si deve al rilancio delle energie alternative. Le celle per le applicazioni minori, infatti, provengono dagli scarti delle produzioni industriali di pannelli. La maggioranza dei pannelli è costituita da 48 celle collegate tra loro, se anche solo una di queste ha dei problemi, il rendimento globale ne risente, per cui diventa scarto. Invece che portarlo in discarica, il pannello viene ritagliato e riprocessato diventando materia prima per i prodotti minori. Dal punto di vista energetico i nostri gadget, non hanno troppo senso in quanto il capo d’abbigliamento o la nostra borsa con gli inserti “solari” dovrebbero stare esposti almeno due anni continuativamente al sole per ripagarsi del costo. Valutando però che le celle erano destinate alla discarica e il fattore moda, ci sono davvero molti presupposti per una invasione di inserti solari in moltissimi beni di consumo. La gente poi verrà maggiormente sensibilizzata all’energia solare guardando il cellulare ricaricarsi dentro la borsa da mare, piuttosto di un pannello sul tetto di un centro commerciale.

2 commenti su “Celle fotovoltaiche su molti beni di consumo

  1. Esatto! Ho preso spunto proprio da Nova, come tantissimi miei articoli. Un inserto davvero azzeccato!

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