Ritorno alle centrali nucleari

Il ritorno al nucleare, che sembrava fortemente voluto dal nostro governo e in particolare dal ministro Scajola, sembra si arenerà ancora prima di partire. Appena organizzata una struttura che definisce le norme per l’individuazione dei siti, ci si rende conto che lo scoglio insormontabile è proprio la mancanza di siti. La metà del nostro territorio è a rischio sismico, un’altra bella fetta è a rischio idrogeologico e/o vulcanico. Rimangono la pianura Padana, le pianure della costa Tirrenica e piccole zone della Puglia e della Sardegna. Vanno poi escluse le zone che con l’innalzamento del livello del mare potrebbero allagarsi, stringendo ulteriormente la cerchia delle possibili località per le centrali. Nessuno poi le vuole nella propria regione. In puro stile Italiano, quelli che approvano il nucleare sono poi contrari ad ospitare una centrale. Non importa se lo schieramento che governa è di sinistra o di destra, non importa se le stesse forze politiche che spingono per le centrali nucleari, poi rinnegano paradossalmente per loro costruzione nella propria regione. Tutte queste polemiche sanno sempre più di giochi politici mentre continua a mancare un programma energetico nazionale realmente sostenibile e realizzabile.

Lascia un commento