Disordini in Tibet

I disordini in Tibet di questi giorni hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo. Conoscendo i metodi dittatoriali e repressivi del governo Cinese verso chi è in disaccordo con il regime, non mi meraviglio troppo. Voglio dire che è quasi coerente con i suoi metodi barbari. Sicuramente di più che gli Stati Uniti che dopo essersi espressi contro la moratoria sulla pena di morte, giudicano subito moralmente discutibili le azioni di repressione usate in Tibet. Proprio gli Stati Uniti che hanno da poco tolto la Cina dalla lista dei paesi che violano i diritti umani, non perché siano cambiate le condizioni sociali, ma per aumentarne i rapporti commerciali. Mentre in Cina continuano a mancare i diritti umani di base, continuano le torture ai prigionieri contrari al regime. Gli Americani si ricordano di avere la base a Guantanamo e un futuro sviluppo economico da coltivare con la Cina e sono più cauti nel giudicare. Forse rimpiangono di aver ricevuto il leader dei Tibetani, il Dalai Lama indignando il governo di Pechino. Intanto le olimpiadi si avvicinano e allora si che tutti gli occhi del mondo saranno puntati verso la Cina.

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