In moto sullo Stelvio

di Michele Ferrara, 18 ottobre 2008 09:43

Sono da sempre appassionato di moto, dopo aver acquistato una economica Honda dominator 650, mi cimento spesso nei fine settimana in gite più o meno lunghe. Dopo diverse uscite in compagnia di amici con la stessa tipologia di moto, mi viene la voglia di partecipare a un motoraduno. Ho sempre denigrato questo tipo di manifestazioni per il troppo caos che, per sentito dire, le caratterizza, ma almeno per una volta vorrei vedere con i miei occhi come funzionano. Ovviamente non mi accontento di un motoraduno qualunque, ma mi oriento subito verso quello che sembra fra i più importanti d’Europa: il motoraduno dello Stelvio. Il mio più fidato compagno di avventure motociclistiche Enry, appare subito entusiasta dell’idea ma mi confida le sue perplessità riguardo la sua vecchia KLR 600. Forti di una costante manutenzione alle moto e di una piccola officina stipata nel bauletto, iniziamo ad organizzare l’uscita. Studiamo il tragitto e organizziamo il bagaglio da portarci al seguito, passeremo una notte in tenda nel campeggio improvvisato dall’organizzazione. Ogni anno questa manifestazione è organizzata il primo week end di Luglio ma nonostante il caldo sole diurno, ci portiamo il sacco a pelo per la notte. Finalmente arriva la data della partenza e carichi all’inverosimile partiamo con molto entusiasmo. Da Ferrara, punto della nostra partenza, arriviamo a Verona per prendere un pezzetto di autostrada che ci porta al lago d’ Iseo dove ci fermiamo per sgranchirci le ossa. Iniziamo a notare diverse moto per la strada, probabilmente hanno la nostra stessa destinazione. Il viaggio prosegue per Edolo e poi per Sòndalo passando per il passo dell’Aprica. Il flusso di moto si intensifica avvicinandosi a Bormio dove c’è la base del motoraduno. Ci arriviamo a metà pomeriggio, giusto in tempo per trovare un angolo dove montare la nostra piccola tenda. Una distesa di tende medio piccole, tempesta le coste del torrente Adda senza nessun ordine preciso. Un breve temporale di montagna sopraggiunge senza preavviso, ma la nostra piccola tenda è già montata e ci da riparo. Mangiamo qualcosa fra gli stand allestiti per l’evento e rinunciamo al giro in moto per le strade circostanti per la stanchezza. Quello che sembra un campo nomadi si inizia ad animare quando qualcuno alleste i primi “banchi di prova”. Sono dei trespoli dove vengono montati motori d’ogni genere. Vengono montati motori funzionanti spesso senza marmitta. Il divertimento è avviare il motore, che ovviamente emette un frastuono enorme, e portarlo alla fusione. Oppure viene fatto colare dell’olio nei collettori d’aspirazione provocando fumate dallo scarico e qualche fiammata suggestiva. A vederli sembra quasi che i motociclisti abbiano lo spirito in contrasto con l’ecologia, sembrano tutte azioni contro l’ambiente. Motore dopo motore, aumentano i “cadaveri” e le nostre speranze di riuscire a dormire un poco si spengono con l’arrivo dell’alba. Smontiamo la tenda tra gli ultimi ritorni di fiamma un po’ allucinati dalla pesante nottata, una colazione al bar e siamo pronti per lo Stelvio. La mattina infatti è prevista la salita fino a 2700mt sul passo vero e proprio. Il tragitto è una parata di moto d’ogni tipo che crea una colonna di mezzi che finisce a perdita d’occhio. Diversi spettatori a lato della strada esulta come se fossimo sportivi in gara, e quando finalmente arriviamo in vetta, ci sentiamo un po’ vincitori. Malgrado i primi di Luglio a lato della strada c’è più di un metro di neve, e 7 gradi alle 11:30 di mattina. Un mare di moto blocca la strada e l’euforia generale galvanizza anche noi. Dopo poco iniziamo a sentire freddo e decidiamo che la missione può ritenersi conclusa, iniziamo la discesa dal versante opposto iniziando il lungo ritorno verso casa. A Merano ci fermiamo per pranzo alla fabbrica della birra, sembra che sia una tappa obbligata per l’ambiente molto caratteristico. Un pranzo veloce e siamo di nuovo in moto e dopo poco prendiamo l’autostrada a Bolzano. Il ritorno è tranquillo ripensando a quella miriade di invasati che erano presenti al raduno. L’espressione motoraduno per me non è troppo appropriata per quel genere di eventi, più che la passione per le moto, sembra esaltare la voglia di fare casino. Di sicuro è un’ottima vetrina per chi voglia vedere le moto, in ogni sua tipologia e forma, ma la prossima volta che vorrò vederne penso che andrò in un salone ben fornito.

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