La discesa del Po

di Michele Ferrara, 20 gennaio 2008 18:42

Da bambinone cresciuto quale sono, ho sempre sognato un’avventura a contatto con la natura e quando il mio caro amico Simo mi ha messo questa pulce nell’orecchio, sono subito rimasto incantato dall’idea di realizzarla. Discendere l’ultimo tratto del fiume Po per 2 giorni fino a raggiungere il mare, il tutto con una canoa canadese, quelle degli indiani per intenderci. La canoa è di Simo e ha tre posti, oltre a noi due, imbarchiamo acqua, viveri, tenda e poco altro. Partiamo di mattina da Pontelagoscuro, ci aspettano 100km di pagaiate ma siamo ottimisti e non ci pensiamo. In giugno il Po è spesso in secca per cui la corrente è davvero poca ma è pur sempre a favore. Le soste, infatti, sono più per sgranchirsi le gambe e dare tregua alle natiche, che per la fatica. Insalata di riso e frutta sono il subito in acqua per arrivare nel pomeriggio all’inizio vero e proprio del delta, a Serravalle. Qui troviamo una spiaggetta di sabbia accessibile solo dall’acqua, decidiamo che è perfetto per accamparci per la notte.

Molti legni e tronchi portati dal fiume, sono arenati sulla spiaggia e a me risulta facile preparare un bel fuoco. Simo monta la tenda e finiamo di attrezzare il campo con tutto il necessario. La mattina avevamo imbarcato carne congelata che in quel momento adagiavamo sulla griglia e come nel più bello dei film del genere, ci troviamo attorno al fuoco con carne, pane e vino circondati da boschi di pioppi.

All’alba il sole ci sveglia e una tazza di caffè solubile ci riporta alla nostra avventura. Sbaracchiamo il campo facendo attenzione a non lasciare nulla sulla spiaggia.

Ora siamo nel groviglio di canalini che forma il delta. Ci fermiamo diverse volte per ristorarci e rilassarci, ma dobbiamo arrivare in tempo al mare perché abbiamo appuntamento per il nostro recupero. Il sole che non ci da tregua, la stanchezza che si fa sentire sempre di più e la marea è diventata sfavorevole: fa entrare il mare nel fiume e ci ritroviamo la corrente contro.

Sembra che tutto sia contro, persino il vento si alza contro di noi. Ma finalmente avvistiamo il faro di Gorino, segno inequivocabile della fine del fiume e l’inizio del mare. Il nostro traguardo. Dopo l’ultimo sforzo arriviamo al faro, dove possiamo considerare finita la nostra impresa. Qualche foto e si ritorna a casa pronti per pianificare una nuova avventura.

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15 commenti per “La discesa del Po”

  1. Monica scrive:

    Quest’impresa ancora non la conoscevo. D’ora in poi mi terrò aggiornata nel tuo blog. Ciao

  2. Rudy scrive:

    ferra…le foto dovevano essere proprio così invisibili?
    congratulazioni per la tua impresa! è una fikata… meglio della maratona di niuiorc. e non scherzo.

  3. Orsetto Lavatore scrive:

    Ognuno ha le sue depravazioni, mi ricorda il film “Un lungo weekend di paura”…

  4. fer3a scrive:

    Spero di ripetere la discesa quest’anno con più compagni d’avventura. Vedremo se riusciremo ad organizzarci per tempo.
    L’idea era proprio quella del lungo week end, ma senza paura!

  5. Rudy scrive:

    senza paura… solo PANICO! ;-)

  6. Gillo scrive:

    @orsetto, scusa se ti correggo, ma hai citato un cult movie:
    “Un tranquillo weekend di paura”

  7. Gillo scrive:

    Anni fa, precisamente il 1997 e il 1998, avevo partecipato alla D.I.T. ( http://www.discesadeltevere.org/index.php ) . E’ una vera chicca.
    Se uno ha un minimo di esperienza (ma è molto valida anche per neofiti) e di passione per la canoa o il kayak si passano delle belle giornate. Una delle immagini che ricordo sempre con piacere è la vista della città di Orte dal letto del Tevere.
    La manifestazione c’è tutti gli anni dal 25 aprile al primo maggio.
    L’anno prossimo vacci anche tu Ferra!

  8. fer3a scrive:

    Ho visto sul sito che sono organizzati bene: bus per il recupero, assicurazione, pernottamenti e cene varie. Deve essere davvero molto bello anche il Tevere. Ci farò un pensierino, hehe.

  9. Gillo scrive:

    E’ tutto molto pittoresco. Pernottamenti in sacco a pelo dentro palestra, scuola, castello. E con cibi rustici, molto “alla buona” stile sfollati.

  10. Gillo scrive:

    Inoltre si dovrebbe poter ancora partecipare solamente ad una parte della discesa. Il tratto che comprende i primi 3-4 giorni è più impegnativo perché ha diversi punti con qualche rapida. La restante parte si va via lisci e noi avevamo spesso a bordo rifornimento di birre e altri gadgets dilettevoli…

  11. Rudy scrive:

    gillo, devo dire che ormai sei diventato il girovago dei blog… sei il senza tetto della rete! è sempre un piacere incontrarti nel cybermondo ;-)

  12. ALBERTO scrive:

    CIAO , VORREI PROVARE LA STESSA AVVENTURA, DOVE HAI RECUPERATO INFO SUL PERCORSO, DIFFICOLTA’ E TUTTO QUELLO CHE PUO’ SERVIRE ???

    GRAZIE

  13. fer3a scrive:

    Non ho mica siti da linkarti o letture da consigliarti. Noi abbiamo fatto qualche uscita test per provare e poi siamo partiti. Se hai qualche domanda da fare, chidi pure. Ferrara.mic@TOGLIMItin.it

  14. Francesco scrive:

    Ciao, noi due anni fa l’abbiamo fatta a piedi
    http://www.ilpentauro.org/iniziative/2008/09/30/il-pentauro-abbraccia-il-destra-po-cronaca-del-girandolone/
    per settembre si potrebbe pensare ad un gemellaggio…

  15. micheleferrara scrive:

    @ Francesco:
    Sarebbe interessante, noi qualche anno dopo abbiamo replicato in bici :-)

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