La febbre per la SPAL

Non sono mai stato un appassionato di calcio, anzi ho sempre preso le distanze. Anche da piccolo sono sempre stato abbastanza “emarginato” per la mia totale negazione a questo sport. Quasi obbligato a giocare finivo per essere scelto per ultimo e, visto come calciavo, venivo relegato in porta. Forse per questo non mi è mai piaciuto. La squadra della mia città, la SPAL, ha sempre militato (a mia memoria) nelle serie secondarie C o anche D e qualche anno fa è pure fallita. Poi rilevata allo sbando totale è risorta. Ha visto anno dopo anno ed è arrivata in serie A. La città è mezza impazzita per questo sogno di tanti tifosi realizzatosi. Ora la gioia dei tifosi della “vecchia guardia” è comprensibile e immensa ma in città è scoppiata una vera e propria febbre che ha trasformato quelli che seguivano il calcio saltuariamente in tifosi super incalliti. Anche io, malgrado la mia avversione per il calcio, ammetto di essere molto contento del percorso che ha fatto. Non vado allo stadio ma mi ritrovo a cercare i risultati e informarmi sulla squadra. Mi piace l’interesse che è nato nei simpatizzanti, è un po’ una cosa che sembrava quasi impossibile ma si è realizzata. Come se la vicenda SPAL desse speranze per tutti i sognatori di cose “quasi impossibili” anche non calcisticamente parlando. Poi in Italia questo sogno legato al calcio è ancora di più enfatizzato considerando che si parla praticamente dello sport nazionale. Mi ha sempre poi colpito il fatto assurdo che l’uomo è molto più fedele alla propria squadra del cuore, che non alla propria moglie.

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