Maratona di New York

Tutto iniziò nell’estate del 2005 quando, nella mia mente, si fece strada l’idea di fare una maratona. Se non fosse che fino a quel momento non avevo mai corso per più di 100mt consecutivi, sarebbe stata comunque un’ impresa ambiziosa. Quella di New York è forse la maratona più conosciuta ed accogliente al mondo: in una città dove il running è considerato quasi come il calcio in Italia e poi NY è sempre stata tra le mie mete da visitare, anche se un po’ “di corsa”. Se poi racconti di aver fatto la maratona di NY, fa molto più effetto che dire di aver fatto la maratona di Vigarano, per quanto la distanza rimane sempre poco più di 42Km.

Mi rendo presto conto che partendo da zero non sarei stato in grado di prepararmi per la gara di novembre dello stesso anno, per cui fisso il mio obbiettivo per l’anno seguente: novembre 2006. Dovevo solo trovare un compagno di avventura. Ho subito pensato a Luchino, un amico determinato che avrebbe iniziato a correre come me in quel momento della sua vita. Lui ha accettato più gasato di me. Le nostre preparazioni, partite entrambe da zero, progredivano di pari passo. In dicembre 2005 andiamo nell’unica agenzia di viaggi della nostra città che si occupa di questo tipo di turismo e versiamo la prima caparra per bloccare il pacchetto. Ci rendiamo subito conto che anche economicamente sarà massacrante.

Intanto gli allenamenti proseguono e arriviamo all’ estate 2006, la nostra forma fisica, secondo i vecchi standard, è decisamente buona quando succede l’ imprevisto: durante una partitella a calcetto, Luchino cade in malo modo lacerandosi i legamenti del ginocchio. La notizia ci distrugge. Ormai avevamo pagato il 90% del viaggio e non avevamo fatto l’assicurazione sull’annullamento per risparmiare. Decidiamo comunque di andare: dopotutto avremmo comunque visitato New York, io avrei comunque partecipato alla maratona e Luchino avrebbe almeno potuto partecipare alla partenza, gustarsi il fascino dello spettacolo del “via”. Io continuo gli allenamenti senza intoppi e finalmente il 3 Novembre atterriamo all’aeroporto JFK di NYC e ci sistemiamo in un hotel 2stelle nel cuore di Manhattan. Il giorno seguente ancora sballati dal fuso, andiamo a ritirare il pettorale e proviamo a rilassarci ma la tensione è già alta. Non ci si crede, un anno e mezzo prima avrei usato le parole “fare la maratona di NY” per indicare un’azione quasi impossibile da portare a termine, ed ora ero alla vigilia della stessa gara.

La mattina seguente è il 5 novembre: il D-day! La sveglia suona alle 4:20 perché i pullman che rastrellano i runners, ci passano a prendere alle 5:20: bisogna muoversi presto per raggiungere la partenza prima che alle 7:00 chiudano tutte le strade principali della città. Dopo una adeguata colazione ci recuperano e in pullman ci portano oltre il ponte di Brooklyn da cui è prevista la partenza. Ci ritroviamo in una specie di parco in 40.000 persone con inevitabili code ai numerosi banchetti ristoro. La temperatura è di qualche grado sopra lo zero. Ci si veste con maglioni e vestiti che quasi sicuramente abbandoneremo alla partenza, guardando intorno tutti indossano capi coloratissimi o fuori moda a cui sicuramente non tengono molto: sembriamo più a una festa di carnevale che a una maratona!

Finalmente l’orario della partenza si avvicina e tutti ci mettiamo in coda per la partenza in un serpentone che si perde a vista d’occhio. Mancano 30 minuti, la gente si accalca e inizia a gettare via maglie e guanti che, quando si inizierà a correre, saranno solo d’impiccio. Un presentatore da un palco allestito a stelle e strisce fa tutto un discorso per presentare la gara che non capisco per niente ma, forse per il tono, forse per le urla di quelli che lo hanno capito, mi galvanizza molto! Sei elicotteri in stile Apocalypse now sorvolano a bassa quota la partenza. Il cuore batte già fortissimo e devo ancora iniziare. Da dietro il presentatore sbucano una serie di ballerine scosciate che al ritmo di New York New York iniziano a ballare, poi all’improvviso un aereo quadrimotore gigante passa a bassa quota su di noi e un colpo di cannone esplode dando ufficialmente il via alla gara.

Dopo 3 minuti ci muoviamo, partiamo piano per dosare con cura le nostre energie e dopo 12Km Luchino inizia a sentire che il suo ginocchio apprezzerebbe un calo di ritmo. Così ci salutiamo e ci separiamo. La gente del posto è molto calorosa e scende in strada ad incitare i runners e ci offrono di tutto, dalle caramelle ai fazzoletti, dalla frutta alle bevande. I poliziotti sembrano più interessati ad applaudirti e a darti il cinque che a fare altro. Quando avevo un leggero calo mi bastava lasciare il centro di quel fiume di corridori ed avvicinarmi ai lati per sentire il calore della gente. Fuori da una chiesa ho visto un paio di suore che per incitare i runners erano quasi viola in viso a forza di urlare, e tante piccole band suonavano ai bordi della strada quasi per dare una colonna sonora alla mia impresa. Dopo 30 Km circa la fatica inizia a farsi sentire e facendo il lungo ponte che collega il Queens a Manhattan senza pubblico e con vento freddo trasversale, vengono i primi dubbi sulla riuscita finale.

Quando il ponte finisce si entra a Manhattan dalla First Avenue, e qui un mega rettilineo è contornato da una folla delirante che ti tira fuori energie che non pensavi neanche di avere. Dicono che in questo ultimo pezzo di tragitto ci siano 2 milioni di persone che incitano e stimolano a proseguire, alla fine del rettilineo si sconfina per un breve tratto nel Bronx per poi rientrare a Manhattan costeggiando Central Park.

Questo parco nel cuore della città ora sembra ancora più grande di quello che mi sembrava i giorni scorsi, ma i cartelli indicano che manca poco, la gente urla, fischia e applaude ma non la sento. Mi cerco nei megaschermi che ci riprendono ma non mi vedo: runners anche se diradati sono ancora troppi, il pubblico si infittisce, è segno che non manca molto. E finalmente dopo 42,195Km la finish line è lì, mani al cielo e gran magone allo stomaco. 4 ore e 45 min E’ finita! Con poco più di 6 ore la vera impresa l’ha fatta il mio socio Luchino che ha terminato la sua sfida col suo ginocchio. Una simpatica signora mi mette la medaglia al collo, poi un’altra mi avvolge con una specie di protezione termica tipo domopack e tutti quanti si congratulano a vicenda. Sembro proprio un pollo avvolto nella stagnola, ma contento come un bambino di essere riuscito nell’impresa, mi sento vincitore.

Tutti quelli che la concludono si considerano vincitori, e a New York per i prossimi giorni tutti ti considerano tale. Capita così di vedere, in giro per la città, persone con al collo la medaglia che entrano in un locale o negozio che sia, la gente si complimenta per la gara. Il recupero passa veloce come i giorni che ci restano per visitare NY e 3 giorni dopo siamo di ritorno nella nostra città pronti per raccontare a tutti le nostre gesta.

8 commenti su “Maratona di New York

  1. grande fe… anche attivare un blog è un’esperienza eccezionale… quindi… complimenti anche per questo!!!! a presto

  2. Complimenti vivissimi Ferra!
    Siete stati veramente grandi e ammiro moltissimo la vostra determinazione.
    Anche a me potrebbe poter vivere un’esperienza simile ma con la mia attuale zavorra da 100 litri di bestia dovrei iniziare gli allenamenti per la Maratona del 2015 (ottimisticamente).
    Grandi veramente!!! 🙂

  3. Hei ciao e complimenti per la maratona.E’ da qualche mese che anche io ho iniziato a fare footing ed ho pensato alla maratona di NY, ma non ne conosco le date ne i prezzi per potervi partecipare…mi puoi dare una mano??

  4. La data è la prima domenica di novembre,
    per partecipare devi comperare il pacchetto volo + soggiorno + iscrizione
    da un tour operator che si chiama terramia http://www.terramia.com/
    l’unico che si occupa di questo tipo di turismo.
    è l’unica maniera di avere garantito il pettorale.
    Grazie per i complimenti.

  5. ma viene garantito il pettorale inteso come muscolo pettorale?
    in tal caso mi prenoterei pure io se fosse possibile.
    grazie 🙂

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