Mercurio nostrum

Il Mediterraneo è più a rischio mercurio rispetto all’Atlantico. Una concentrazione di industrie sui suoi litorali, unita alla presenza naturale, seppur modesta, del metallo nelle nostre aree, ci rende più esposti al rischio.

Condizioni ambientali del mare nostrum, facilitano la produzione naturale di metilmercurio, in più l’ambiente marino con i suoi microrganismi, opera la trasformazione da mercurio a metilmercurio: maggior contaminante della fauna ittica. Il metilmercurio si accumula negli organismi e difficilmente viene smaltito, così nella catena alimentare chi sta più in basso non ne accumula quanto i grossi pesci predatori. Chi è ai vertici della catena mangia tutto il mercurio accumulato dalle sue prede. Persino la legislazione italiana riconosce dei limiti di contaminazione accettati differenti per pesci comuni e specie predatrici.

Con questa mia osservazione non voglio certo dire di consumare pesce importato, che è magari soggetto ad altri tipi di rischi, ma di preferire sgombri e sardine. Oltre a essere economici e ricchissimi di acidi grassi polinsaturi, sono sicuramente a minor rischio mercurio rispetto a pesci spada e tonni. Oltre a stabilire i limiti accettati, la commissione europea ha comunque stabilito il 2011 come termine delle esportazioni europee di mercurio e il 2020 con la messa al bando del metallo da tutte le attività umane.

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