Presto la carne clonata per cena

Dal 1996, quando nasceva la prima pecora clonata Dolly, la tecnologia ha fatto moltissima strada e ha portato risultati davvero positivi. La clonazione di animali come mucche, maiali, conigli e cavalli sono seguite senza sollevare così tanto clamore come la famosissima pecora che ha aperto questa nuova strada. Gli esperti assicurano che non c’è il minimo rischio nel consumare latte o carni derivati da animali clonati, anzi non è proprio possibile distinguerle dalle altre senza l’esatta sequenza genetica del clone. Dalla produzione di animali clonati ci si devono oggi aspettare solo aspetti positivi, come la possibile produzione su larga scala, e quindi con prezzi vantaggiosi, di latte con pochissimo colesterolo e magari con moltissimi acidi antiossidanti molto pregiati. Anche malattie come la mucca pazza o l’afta epizootica che rischiano, a ogni minimo focolaio di infezione, di mettere in ginocchio intere economie, non darebbero più motivo di preoccupazione. Si clonerebbero solo soggetti che hanno sviluppato anticorpi specifici o comunque non infettabili. In Canada hanno persino selezionato maiali transgenici che producono letame con poco fosforo, il cui smaltimento è più eco sostenibile. Quindi ci guadagnerebbero i produttori con meno rischi di fluttuazioni nel mercato economico, i consumatori che avrebbero un prodotto molto più pregiato allo stesso prezzo e anche l’ambiente. Nonostante tutto ciò, sei Europei su dieci sono ad oggi contrari a queste pratiche di produzione alimentari. Vedremo nei prossimi anni se l’opinione pubblica influenzerà quello che sembra un percorso già segnato nel nostro futuro alimentare.
da hwgadget

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