Raccolta dei tappi, da leggenda a realtà

di Michele Ferrara, 23 febbraio 2011 10:20

La scorsa settimana, mentre bevevo da una bottiglietta d’acqua, un collega mi chiede di dargli il tappo dicendo che li raccoglieva per beneficenza. Mi dice che li raccoglie perché raggiunto un certo numero comprano una carrozzina per un disabile.
Subito mi ricordo di questa storia della raccolta dei tappi che circolava anche anni fa ma che io avevo battezzato come bufala, proprio come la raccolta delle linguette delle lattine, o degli scontrini, o dei biglietti dell’autobus. Ogni raccolta era mirata a opere caritatevoli, si raccoglieva per una ambulanza, una macchina per la dialisi o una scuola in Kenia, e così via senza mai capire esattamente come ricavare denaro dai vari oggetti raccolti.
Tutte leggende metropolitane prive di fondamento pensavo io, prima di imbattermi in un tapponetto in un grosso centro commerciale dove invitavano la gente a raccogliere appunto i tappi. Troppo organizzato per essere una bufala per cui, documentandomi, ho scoperto che la raccolta dei tappi era nata come leggenda ma ha dato ispirazione ad associazioni di volontari.
La più importante associazione si trova in Francia ma anche in Italia c’è grossa attività di raccolta tutta gestita da volontari. I tappi delle bottiglie sono in Polietilene (PE) mentre quello delle bottiglie è in Polietilene Tereftalato (PET) e i sistemi di riciclaggio sono differenti per cui se lasciassimo i tappi sulle bottiglie non sarebbero riciclati. Allora si potrebbero fare anche raccolte di bottiglie di plastica per beneficenza?  No, perché c’è una legge che lo vieta.
La raccolta dei rifiuti urbani è affidata a enti appositi che ne hanno la concessione esclusiva. Non capisco proprio il perché, ma i tappi non sono considerati rifiuti e le associazioni sono libere di raccoglierli per rivenderle a società specializzate in riciclo. Per parlare di numeri, una tonnellata di tappi rende circa 150 euro e corrisponde a 400.000 pezzi. Problemi di accatastamento e trasporto devono essere risolti a zero costo perché ogni minima spesa che si deve affrontare per la raccolta mangerebbe il magro guadagno vanificando tutti gli sforzi.
Studiosi giustificano la raccolta dei tappi dicendo che attenua il disagio che un comportamento consumista crea. La possibilità di riciclare e devolvere in beneficenza il ricavato, consente psicologicamente di non modificare le proprie abitudini consumistiche.
Se invece di 100 tappi uno donasse un centesimo di euro il ricavato sarebbe esageratamente più alto per cui la domanda viene lecita: ma lo sforzo vale davvero la pena?

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2 commenti per “Raccolta dei tappi, da leggenda a realtà”

  1. Mariella scrive:

    Cerco che vale la candela!!!
    Non solo perchè così la raccolta continua. Se chiedessimo un centesimo, dopo un po’ la gente si stancherebbe, perchè si chiedono oggigiorno soldi da tutte le parti. In più si sensibilizzano non solo gli adulti ma anche bambini e anziani che forse non avrebbero quel centesimo (vedi bimbi della scuola dell’infanzia che sono contenti la mattina di andare a scuola e versare il loro piccolo, ma grande, contributo) e che si sentono molto utili. Sensibilizzare a donare per gli altri, a rispettare l’ambiente ed in generale a non sprecare alcunchè, neanche un piccolo tappo.
    Una piccola goccia? sì ebbene sì, ma quella piccola goccia di cui anche il mare ha bisogno.

  2. Michele Ferrara scrive:

    @Mariella- mi è subito venuto in mente l’aforisma di Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.”

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