Si ritorna a bruciare il pioppo

Sono sempre più numerosi gli agricoltori Italiani che hanno deciso di dedicare una parte delle loro terre alla coltivazione del pioppo. Da sempre sono state coltivazioni presenti sugli argini dei corsi d’acqua per la loro proverbiale sete ma soprattutto per rinforzare e compattare la terra. Usati principalmente per aiutarci in questi scopi, hanno ultimamente risvegliato l’interesse per la possibilità di essere una alternativa come fonte energetica combustibile. Da quando si piantano al primo raccolto utile di legno passano circa due anni, durante i quali non c’è bisogno di grossi sforzi di manutenzione. La stessa pianta tagliata alla radice ricresce e sarà pronta per un nuovo taglio nei due anni successivi con un ciclo totale di dieci anni. Non impoverisce la terra ma ne migliora il contenuto organico rendendolo disponibile al termine del ciclo, per qualsiasi altra coltura. Le coltivazioni tradizionali economicamente convengono sempre meno agli agricoltori, per via della sempre più lunga catena di intermediari che c’è prima di arrivare nelle mani dei consumatori. Con la coltivazione dei pioppi e una relativamente economica attrezzatura, si possono rendere subito disponibili al consumatore sacchi di pellet (cilindretti di legno polverizzato e pressato) pronti per essere utilizzati nelle stufe di casa nostra. La cortissima catena distributiva renderebbe economicamente sostenibile la produzione di questo nuovo ma vecchio combustibile.

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