L’uomo in coda

Nella vita di tutti i giorni capita sempre e dovunque di dover fare code. In macchina per il traffico congestionato, al supermercato alle casse o in posta per fare una raccomandata.
Il solo fatto di mettersi in coda scatena nell’animo umano un cambiamento che spesso trasforma il soggetto in questione.
La coda rende insofferenti le persone e stimola, chi è predisposto, a tentare la furbata di accorciare la coda.
La cosa è particolarmente accentuata quando si parla di code automobilistiche, tutti vogliono scattare avanti, anche solo di 2 metri.
L’importante non è neanche arrivare prima ma stare davanti a quello di fianco. Riprese da formula uno per arrivare al semaforo seguente in posizione più avanzata.
Il rispetto e la tolleranza, che di certo non dilagano nella nostra società, vengono totalmente azzerate quando ci si mette al volante.
Quando si tratta di code di persone e non di auto sembra si attenui il fenomeno “furbesco”, probabilmente perché l’esposizione del proprio volto rende troppo vergognoso l’abuso.
In auto ci si può nascondere dietro il volante, ma se si fa il maleducato a piedi ti notano tutti e non si ha via di scampo.
Ciò nonostante, statisticamente ogni 20 persone in coda c’è sempre uno che vuole accorciare l’attesa e tenta con trucchetti vari di passare avanti.
Sono arrivato prima io ma ero fuori a telefonare, ero già in parola che passavo a quest’ora o le più strane e stravaganti scuse.
In posta tempo fa un anziano pensionato mi ha chiesto di passare avanti perché lui doveva solo pagare la bolletta della luce. Chissà per che cosa credeva che noi altri facessimo la coda.

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